Defendente Ghislandi, Prova del fuoco di San Pietro Igneo


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Autore Defendente Ghislandi

Il dipinto raffigura la celebre prova del fuoco, detta ordalia, di Pietro Igneo, monaco vallombrosano stretto seguace di San Giovanni Gualberto. L'episodio, avvenuto nel febbraio 1068 presso il monastero di S. Salvatore a Settimo vicino a Firenze, si configura come una liturgia della Croce, in nome della quale Pietro affrontò il giudizio di Dio. Sotto gli occhi di circa tremila persone il monaco passò indenne attraverso il fuoco dimostrando così la verità delle accuse dei Vallombrosani contro il simoniaco Pietro Mezzabarba, vescovo di Firenze. La leggenda racconta che, verso la fine della messa, quattro monaci appiccarono il fuoco a due cataste di legna con le candele accese. Terminata la celebrazione, Pietro si tolse la casula, rimanendo solo con il camice bianco, con la stola incrociata sul petto e con il manipolo stretto al braccio. Così vestito e con la croce in mano, attraversò il rogo, uscendone perfettamente illeso. Da quel momento Pietro fu detto Igneo e divenne oggetto di una particolare devozione popolare. Tra i monaci inginocchiati in primo piano è possibile riconoscere San Giovanni Gualberto, raffigurato con l'aureola sul capo e con la gruccia ai piedi, suo attributo identificativo. Poco più a destra il personaggio che volge lo sguardo verso lo spettatore, in atto di indicare l'evento miracoloso, è il committente del ciclo, l'abate don Flavio Scotti, il cui nome è riportato sullo scalino in basso insieme alla data. La tela, realizzata nel 1714, non sarebbe riferibile alla sola mano di Defendente Ghislandi; le fattezze assolutamente reali del volto dell'abate Scotti hanno fatto riconoscere alla soprintendente Amalia Pacia l'intervento del fratello Fra' Galgario, abile ritrattista.


Per approfondire :
La Congregazione Vallombrosana
 

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