Defendente Ghislandi, Strage di San Salvi


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Autore Defendente Ghislandi

Il dipinto raffigura un importante episodio della storia del monachesimo vallombrosano: la strage dei monaci dell'abbazia di S. Salvi vicino a Firenze, avvenuta tra le fine del 1065 e l'inizio del 1066 ad opera del vescovo simoniaco Pietro Mezzabarba. Accusato pubblicamente di eresia da Giovanni Gualberto, il Mezzabarba inviò le truppe del marchese Goffredo il Barbuto a devastare e uccidere i monaci dell'abbazia credendo di trovarvi anche Gualberto, in realtà partito il giorno prima. Nella scena le figure sono distribuite in uno spazio compresso, delimitato a sinistra dalle colonne di un chiostro. Il monaco inginocchiato al centro dovrebbe essere l'abate di S. Salvi, l'anziano monaco Domenico. San Giovanni Gualberto, giunto dopo l'assalto e raffigurato in piedi sulla destra, guarì molti monaci feriti mediante l'imposizione della croce, simbolo che più d'ogni altro lo caratterizza e che richiama l'impegno contro l'eresia simoniaca. Firmata in basso a sinistra, l'opera non sembra completamente autografa: se la concitata struttura della scena è senza dubbio riferibile alla mano di Defendente Ghislandi, il piglio realistico nel volto di San Giovanni Gualberto e del monaco accanto rivelerebbe l'intervento del più famoso fratello, come individuato da Amalia Pacia.


Per approfondire :
L'abito dei monaci
 

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