Francesco Cavacci, Coro


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Autore Francesco Cavacci

Gravemente depauperato di molti dei suoi elementi decorativi, il coro intagliato in legno di noce è stato recentemente sottoposto ad un imponente restauro conservativo ed integrativo. La struttura, di forma semicircolare, è formata da due ordini di stalli, ciascuno dei quali è fornito di sedile ribaltabile per consentire ai monaci di alzarsi in piedi in alcuni momenti dell'Ufficio Divino. Eseguito dal maestro d'intaglio Francesco Cavacci su commissione dell'abate don Ilario da Empoli nel 1544, il coro si trovava inizialmente nello spazio aperto davanti all'altare maggiore, dove era collocato come un recinto quadrangolare. Al centro vi era un imponente leggio da coro, o badalone, oggi perduto, che serviva anche per riporre i grandi libri corali. Dopo poco più di cinquant'anni, nel 1598, in osservanza dei canoni della Controriforma, gli stalli lignei furono sistemati nel profondo presbiterio dietro l'altare, appena costruito. Nel trasferimento, la complessa struttura fu ribaltata nella disposizione e modificata con l'innalzamento delle spalliere degli stalli a parete, completate in alto da una profonda cornice. Questo per arricchire la decorazione e soprattutto per aumentare l'isolamento dei monaci dal freddo e dall'umido delle pareti. La giornata dei monaci era scandita da una serie regolare di Uffici divini durante i quali i religiosi, preso posto negli stalli del coro, cantavano i Salmi e pregavano. Nel cuore della notte, tra l'una e le due, al suono della campana i monaci si svegliavano e si recavano in chiesa per l'Ufficio notturno. Vi tornavano anche per le lodi mattutine e poi per altre cinque volte prima di coricarsi un'ora dopo il tramonto. Solo per malattia o altri gravi eventi i monaci potevano essere esentati dai Sacri Uffici nel coro.


Per approfondire :
Il restauro di Astino
 

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