I monaci e la gestione delle acque


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In ogni monastero da loro gestito i Vallombrosani riservarono una particolare attenzione alla bonifica e alla canalizzazione delle acque, necessarie per l'agricoltura e per il benessere delle popolazioni. Ad Astino fin dal 1156 gestirono la sorgente dell'Acquamorta, detta anche Astina situata sui colli a nord del Monastero e ne convogliarono le acque fino agli edifici conventuali. Utilizzarono la forza motrice dell'acqua anche per scopi industriali, come per l'attività di una filanda documentata nel 1262. Dal 1464, vendendo molte proprietà del monastero, l'abate Silvestro de' Benedictis fece costruire un importante canale detto Pomperduto, realizzato per condurre l'acqua dal fiume Serio a est di Bergamo fino ai vasti territori agricoli vallombrosani nell'area di Stezzano e Levate a sud ovest della città. L'abate de' Benedictis acquistò anche metà della roggia Colleonesca dal Luogo Pio della Pietà. Quasi fossero una pubblica istituzione, i monaci dettero un forte incentivo all'economia locale, provvedendo anche alla manutenzione dei canali, da cui traevano risorse economiche con i diritti sulle acque e con l'affitto dei mulini.